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Il vitigno che incontra il cielo

Circondato da una terra aspra e baciata dal sole, cresce un vitigno dalle caratteristiche uniche e carico di storia. È l’Asprinio di Aversa, un vitigno a bacca bianca coltivato tradizionalmente sulle tipiche alberate aversane. La vite, “maritata” ad alberi di pioppo, estende i suoi tralci verso il cielo, arrivando a raggiungere anche i 20 metri di altezza. Il particolare tipo di coltivazione dà origine ad un vino caratterizzato da una notevole acidità e da un tenue aroma agrumato, con un sapore decisamente secco, fresco e piacevole al palato. Si narra che l’Asprinio abbia allietato le calde serate estive di Papa Paolo III Farnese, durante i suoi viaggi in Campania. Sante Lancerio, cantiniere di Sua Santità, racconta infatti che Papa Paolo III Farnese usava l’Asprinio come bevanda dissetante, concedendosene un bicchiere prima di andare a dormire.

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ASPRINIO D’AVERSA IGP

Scalillo

Lo “Scalillo” è la lunga e sottile scala adoperata durante la vendemmia dell’Asprinio, che deve raggiungere i 15-20 metri di altezza. Ogni piolo è attentamente realizzato e adattato alla fisicità dei contadini. Questo rende ogni scalillo unico e diverso dagli altri, così come il Vino Asprinio è un bianco differente da tutti gli altri che avete provato: dissetante, aspro e tonico, dal colore paglierino sfumato da venature verdi.

ASPRINIO D’AVERSA EXTRA BRUT

Terramasca

Il nome Terramasca indica un’espressione tipica locale che fa riferimento alla terra di origine vulcanica, di cui è composto il suolo di buona parte delle piantagioni presenti nell’agro-aversano. È un nome duro e aspro, come questa terra e il carattere del popolo che la abita. Uomini temprati dal duro lavoro, in cui rimane accesa la fiammella dell’anarchia che ha contraddistinto la storia di questi luoghi. Una selvaggia eleganza che esplode nelle note di gusto aspre, fresche e frizzanti che caratterizzano Terramasca.

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Paesaggio aversano

Bene ambientale e culturale della zona, le alberate disegnano delle pareti verdi, simili ad arazzi luminosi che arricchiscono e rendono unico il paesaggio aversano.